Tasse crypto 2024 al 12,5%? Ecco cosa occorre sapere

Un recente contributo editoriale del collega Stefano Capaccioli ha scosso gli animi di tutti gli investitori attivi nel mondo crypto. Dopo i recenti rumors secondo cui la bozza della Legge di Bilancio 2025 avrebbe aumentato l’aliquota sulle plusvalenze cripto al 42%, ecco arrivare la potenziale svolta. Di cosa si tratta? L’ammontare delle tasse crypto nel 2023 e 2024 potrebbe ammontare al 12,5 anziché al 26. Trattasi di un potenziale risparmio del 13,5% che grazie ad un preciso iter permetterebbe di ottenere il rimborso di quanto già versato in eccedenza. Proviamo però a fare ordine e riassumere lo stato dell’arte.

Tasse crypto 2024: l’evoluzione normativa

La Legge di Bilancio 2023 ha introdotto un nuovo comma all’art. 67 del TUIR. Trattasi del comma c-sexies che per la prima volta nella storia del nostro ordinamento tratta le “cripto attività”. Tale comma afferma che “le plusvalenze e altri proventi realizzati mediante rimborso o cessione a titolo oneroso, permuta o detenzione di cripto-attività, se il guadagno complessivo supera i 2.000 euro per anno fiscale” sono soggette a tassazione. Ma a quale aliquota? A tal proposito occorre chiarire l’evoluzione della normativa dal punto di vista cronologico:

  • Anno 1997 (DL 461 del 21 novembre): i redditi di cui all’art. 67 del TUIR subivano una tassazione del 12,5%;
  • Anno 2011 (DL 138 del 13 agosto): i redditi elencati all’art.67 del TUIR fino alla lettera c-quinquies subivano un aumento della tassazione al 20%;
  • Anno 2014 (DL 66 del 24 aprile): i redditi elencati all’art.67 del TUIR fino alla lettera c-quinquies subivano un ulteriore aumento della tassazione al 26%.

Giungiamo così all’anno 2022, con l’approvazione delle Legge n.197 del 27 dicembre. Quest’ultima:

  • Ha introdotto il concetto di cripto-attività;
  • Ha integrato l’art.67 con il comma c-sexies sopra riportato;
  • Non ha modificato le norme che nel 2011 e 2014 hanno rispettivamente aumentato l’aliquota al 20% e al 26%. Queste ultime infatti sembrano dedicate esclusivamente alle casistiche elencate dall’art.67 fino al comma c-quinquies.

Se consideriamo corretto il ragionamento cosa otteniamo? Otteniamo che l’aliquota dell’imposta sostitutiva per le plusvalenze sulle cripto-attività è il 12,5% e il non 26. In altre parole chi ha pagato le tasse sulle crypto nel 2024 potrebbe avere diritto ad un rimborso di circa il 50% di quanto già versato. Questo nonostante sia i software ufficiali dell’Agenzia Entrate sia le circolari della medesima diano per assodato il 26% come aliquota.

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Tasse crypto 2024: come presentare istanza di rimborso

Giunti a questo punto ci immedesimiamo nel tipico nostro cliente, ossia un investitore nel mondo delle crypto ha già pagato in passato l’imposta sulle plusvalenze al 26%. Come può recuperare il 50% delle imposte già versate? Ecco una semplice guida da seguire:

  1. Primo step: occorre verificare la propria dichiarazione ed appurare l’effettivo versamento del 26%;
  2. Dopodiché occorre munirsi della seguente documentazione:

Dopo aver compilato l’istanza di rimborso e raccolto i documenti da allegare, è sufficiente inviare la richiesta via Pec all’indirizzo della competente Agenzia Entrate.

In conclusione di questo nostro contributo è quantomeno opportuno un’ultima considerazione. Come ricordiamo sempre ai nostri clienti, non è tutto oro ciò che luccica. Nonostante questo apparente cortocircuito normativo possa indurre molti investitori a tentare di recuperare parte delle tasse versate sulle crypto nel 2024, non è esente da rischi. L’inizio di un percorso di questo tipo potrebbe infatti sfociare in un contenzioso con il fisco italiano, con un inevitabile aggravio di costi e allungamento dei tempi. Consigliamo sempre di approfondire ogni singolo caso in modo da elaborare le opportune valutazioni di convenienza con il proprio consulente.